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lunedì 16 settembre 2013

CONOSCENZA, INNOVAZIONE & RICERCA

Conoscenza, Innovazione e Ricerca, tre termini che si utilizzano spesso assieme e talvolta anche come sinonimi.

    Recentemente ho ritrovato un interessante aricolo [di Ulderico Cappucci allora presidente AIF, n° 2/2005 de "L'Impresa"] che aiuta a sistematizzare questi concetti; nella speranza di aver rispettato quanto elaborato dall'autore, ho provato a sintetizzarne le linee principali, in una mappa concettuale .



clikka l'immagine per ingrandire


    Nell'articolo, Cappucci si preoccupa, oltre che di assegnare a ciascun termine il proprio specifico significato, anche di  rappresentare il 'filo rosso'  che collega e trasforma la CONOSCENZA in VALORE, obiettivo questo che le imprese dovrebbero sempre aver chiaro e  perseguire.

    Pur augurandomi di aver saputo sintetizzare graficamente l'articolo in oggetto, tuttavia ne consiglio la lettura integrale per cogliere l'interezza del pensiero che la sintesi grafica, inevitabilemnte semplifica.
   
    Mi auguro inoltre che lo schema, oltre a poter essere un semplice vademecum per tutti coloro che operano nell'Impresa o al suo fianco, possa anche essere uno stimolo ad una discussione che affronti le problematiche sul tavolo.



mercoledì 11 settembre 2013

Fantasia o Realtà ?




 
"La buona gestione è un fattore di importanza critica per l'innovazione, ma la maggioranza delle piccole imprese non ha tempo per sviluppare le competenze e le strutture necessarie."
          

Così nel 2004, iniziava un documento della UE. in cui veniva presentato uno dei tantissimi progetti finalizzati a favorire lo sviluppo delle Piccole Imprese.

         Le parole sopra riportate partono da un presupposto, non esplicitato, e di conseguenza mai affrontato, e cioè che le Piccole imprese SANNO che "La buona gestione è un fattore di importanza critica per l'innovazione" e per tutte le positive conseguenza che questa porta, dal punto di vista: redditività, qualità occupazionale, soddisfazione personale...

    La mia esperienza mi porta a dire esattamente il contrario: Le MPI NON SANNO che la 'buona gestione' è un fattore d'importanza critica, anche perchè non conoscono i contenuti della gestione e di conseguenza di quella buona! 

    Affermazioni di contenuto contrario espresse con linguaggio 'diplomatico', non aiutano certo a mettere a fuoco i problemi veri e, di conseguenza, a trovare le relative soluzioni.

     L'eventuale prova di quanto affermato la troviamo nel conseguente comportamento che appunto mostra come le MPI "non hanno tempo per sviluppare..."; anche un bambino, dopo aver messo la mano sul fuoco ed essersi scottato, sa che deve evitare di mettercela nuovamente. Questo perchè ha saputo che il fuoco brucia e fa male...!
Se continuasse a mettere la mano sul fuoco dimostrerebbe di non aver compreso che così facendo si brucia; perchè questo concetto non debba valere per le nostre Imprese non so.



Sappiamo anche che la struttura del sistema Imprenditoriale italiano è composto per oltre il 99% da Micro Piccole Imprese, circa 4.300.000, quindi anche la presenza di qualche migliaio di 'eccezioni' non determina un significativo effetto sul Sistema.

Diviene perciò necessario:
  • DIRE come stanno le cose;
  • Individuare percorsi, che nel tempo, possano aiutarci a migliorare.
é con questa logica che ho sviluppato un ragionamento espresso in maniera sintetica QUI ed in maniera più approfondita in questo documento

Con il contributo dei commenti, riflessioni, integrazioni, proposte  di tutti voi potrebbe essere possibile accendere qualche scintilla in grado di innescare, anche da questo 'lato' un processo virtuoso di miglioramento Sociale...



lunedì 27 maggio 2013

Intelligenza Collettiva:Patrimonio Aziendale.




Riprendiamo un articolo di Paolo Magrassi, apparso su HBR n° 4/2012, dove l’autore ci accompagna in un percorso logico dove, tra l’altro cerca di mostrare la connessione tra la conoscenza ed il vantaggio economico che le aziende debbono imparare a trarre da questa.



L’autore precisa che la conoscenza che spinge l’economia non è quella con la ‘C’ maiuscola, ma quella con la ‘c’ minuscola. Ed a questo proposito inverte il nesso Cultura -> Ricchezza, affermando che è solo dopo lo sviluppo del benessere che si sviluppa la Cultura, come accadde durante il Rinascimento, e non viceversa, come si sarebbe portati a credere.



          Per lo sviluppo della Ricchezza, invece, è necessario riuscire ad imbrigliare la conoscenza operativa, quotidiana, storica che l’organizzazione aziendale ha accumulato nel tempo. Renderla organica e metterla a ‘reddito’.



Lo schema sintetico che ci mostra come trasformare le conoscenze operative in Ricchezza può essere così rappresentato:



Da qui discende che il Fattore Critico, NON è il Capitale Umano, bensì quello Organizzativo e di Relazione, materializzato in:

  •  proprietà intellettuale;
  • sistemi informativi;
  • accordi di partenariato;
  • modelli organizzativi;
  • collaborazione.

           Praticamente parliamo di ‘Intelligenza collettiva’, nel senso che è necessario riuscire a rendere utili, produttive tutte quelle competenze individuali detentrici di enormi quantità di ‘conoscenza tacita’,  prodotta dall’esperienza e non dalla formazione. Singole eccellenze, per diventare produttive, debbono essere assemblate in squadre, organizzazioni e mercati. Solo riuscendo in questa operazione è possibile raggiungere il vero Vantaggio Competitivo. 



          Oggi è sempre più possibile riuscire a raggiungere questo obiettivo attraverso l’evoluzione del software.

Ma anche qui, è molto facile confondere il mezzo (sw) con il fine (capacità di utilizzo del sw). L’approccio al software, è ancora molto spesso di tipo  ‘magico’. Spesso lo si acquista sulla base degli ‘spot’, senza comprendere a cosa ci serve, per fare cosa lo acquistiamo e, di conseguenza, risulta difficile comprendere che i costi per farlo funzionare bene sono notevolmente superiori al costo dello strumento stesso.



Dobbiamo riuscire a comprendere che oggi neanche Steve Jobs avrebbe saputo costruire l’iPhone nel suo garage; così come nessun esperto di finanza senza le competenze nel campo della matematica, delle vendite, organizzazione e relazione, potrebbe costruire i sofisticati prodotti finanziari. Da ciò si comprende come sia nell’area produttiva che di servizi avanzati è importante riuscire in quell’operazione di assemblaggio delle competenze disponibili, ma non organicizzate.



          L’autore conclude dicendo che gli attuali sistemi di valutazione di mercato ed economici non dispongono di strumenti per stimare il Patrimonio culturale delle aziende(sw, processi, brevetti, reputazione, brand, collaborazione interaziendale, accordi di partnership, distribuzione…). Tale patrimonio, pur prodotto dalle persone, nel tempo acquisisce un valore autonomo ed indipendente dalle persone, di qui l’importanza di saper individuare e gestire l’intelligenza produttiva collettiva.



          Chi ha partecipato agli incontri di TeknoCafè credo abbia potuto almeno intuire la relazione presente tra l’attività svolta e una serie di indicazioni presenti in questo articolo (che potete acquistare e leggere integralmente -> qui ).

          Tuttavia così come c’è difficoltà nel distinguere il mezzo dal fine, riferendosi ad un software, alla stessa maniera si ha difficoltà a comprendere l’essenza dell’importanza del Patrimonio Culturale e, conseguentemente, della necessità di dare valore ad azioni, attività e comportamenti finalizzati ad elevarlo.


          Uno dei primi passi è proprio quello di cominciare ad acquisire i singoli mattoni, di questo Patrimonio, che, successivamente assemblati sapientemente, ci potrebbero dare un significativo Vantaggio Competitivo.

lunedì 13 maggio 2013

Amazon e la 'prospettiva' Cliente

                                                      Jeffrey P. Bezos 
è il mitico CEO e creatore di Amazon, che nei 16 anni  di governo dell'azienda ha realizzato un rendimento per gli azionisti del 12.266% e, contemporaneamente il valore dell'azienda è salito di 111miliardi di dollari!

Anche se le dimensioni di questo gigante sono emormi in confronto a quelle dei nostri amici che ci seguono, tuttavia crediamo importante segnalare un concetto fondamentale nella filosofia di Bezos che gli ha consentito di ottenere le performances prima ricordate.

Alla domanda del direttore di HBR, che chiedeva cosa significasse per lui pensare per il lungo termine, il CEO di Amazon rispondeva che:
<<se sei orientato al lungo termine, gli interessi del cliente e quelli degli azionisti sono allineati. Nel breve termine, non sempre è così...>>

e, poco dopo rispondendo a chi gli diceva di "non conoscere il suo business", affermava:
<<...Non facciamo soldi vendendo delle cose; li facciamo quando aiutiamo i clienti a prendere delle decisioni di acquisto>> 

Anche se  la tua impresa è un miliardesimo di Amazon, non è quotata in borsa e tu ne sei il proprietario e l'amministratore, ricorda che se sei orientato al lungo termine, farai contemporaneamente gli interessi tuoi che quelli dei tuoi clienti!   

Attento alle 'sirene' del breve termine e cerca di seguire i suggerimenti di Jeffrey P. Bezos.

lunedì 6 maggio 2013

i 7 Cambiamenti RADICALI

Abbiamo sempre fatto così.....  


In questa brevissima sintesi credo sia racchiuso un TESORO per le migliaia di Imprenditori che, ogni giorno, ostinatamente combattono battaglie impari e non hanno tempo da dedicare a capire QUALE Guerra stanno combattendo, SE è possibile ed eventualmente COME è possibile Vincerla.
       C'è il rischio che, parafrasando l'aneddoto del medico che difronte al paziente deceduto dice ai parenti: <<l'operazione è riuscita, peccato che il paziente sia morto...>>,  un giorno si troveranno a dire:

".... anche questa battaglia è stata vinta, peccato che abbiamo perso la GUERRA! "